Tuta, la tua seconda pelle

La tuta in pelle è certamente il capo più protettivo che un motociclista può utilizzare. Infatti, nonostante la ricerca di nuovi materiali tessili abbia portato allo sviluppo di fibre che, per intrecci multipli opposti o per trattamenti chimici, hanno raggiunto livelli di resistenza impensabili fino a cinque, sei anni fa, i piloti continuano ad indossare tute in pelle per un buon motivo.

Se da una parte, indossare una tuta in pelle è senza dubbio impegnativo, per via della sua pesantezza, della difficoltà di movimento quando non siamo in moto e della sudorazione abbondantissima quando fa caldo, dall’altra, rappresenta la scelta migliore quando guidiamo: l'aria scivola via dal nostro corpo mentre la tuta in pelle rimane aderente, facendoci sentire davvero un tutt'uno con la nostra moto. Le traiettorie sono pulite, precise, guidiamo in simbiosi col nostro mezzo e lo facciamo andar via veloce sull'asfalto e nel vento, gustandoci l'emozione che tutto questo ci regala.

Ma, così come capita di cadere ai campioni, potrebbe succedere anche a noi, sia in pista, dove magari stiamo testando i nostri limiti, sia, nel caso peggiore, sulla strada, piena di traffico e di persone sconsiderate, che possono metterci in pericolo e farci scivolare tagliandoci la strada.

Qui, entra in gioco la protezione che una tuta in pelle può offrirci: in caso di caduta, sarà lei ad abradersi e le sue protezioni interne assorbiranno gli impatti, riducendo la possibilità di traumi al nostro corpo.

Quali caratteristiche dovrebbe avere una tuta in pelle? Come si spiega il grande divario tra i prezzi?

Consideriamo innanzitutto la materia prima: la pelle.
La pelle con cui vengono prodotte la maggior parte delle tute in commercio è di bovino con spessori che variano da 1,1mm a 1,3mm. In alcuni casi, la tuta viene confezionata con pellami misti di bovino e canguro, quest'ultima più morbida della prima. Talune aziende, ormai poche a dire il vero, producono tute interamente in pelle di canguro. Le aziende italiane sono leader nel mondo in questo settore e basterà guardare un gran premio per rendersene conto.

In seconda battuta, dobbiamo prendere in considerazione i test effettuati per accertare la qualità dei pellami:

  • Resistenza alla trazione
    Il campione di pelle da un lato viene bloccato e, dal lato opposto, bloccato e collegato ad un dinamometro connesso ad un pc. Si esegue quindi la trazione e i risultati che compariranno sul pc dovranno raggiungere un determinato standard; se il risultato non sarà soddisfacente, tutto lo stock di pelle verrà scartato.
  • Resistenza all’abrasione
    Il campione di pelle viene posizionato e bloccato sulla base di una pressa rotante, la cui parte superiore è in materiale abrasivo che, portato a contatto con il campione di pelle, simula la scivolata su asfalto. La pelle dovrà resistere a 2200 cicli per essere ritenuta idonea al confezionamento; diversamente, verrà scartata.
  • Resistenza ad agenti chimici
    Il campione di pelle viene trattato sfregando un tampone imbevuto di acqua, petrolio e alcool per un determinato numero di cicli al fine di verificare la durata del pellame a contatto con agenti chimici.

Quanto detto, ci permette di comprendere i costi sostenuti per il controllo del pellame e, di conseguenza, il prezzo di una tuta di qualità. Oltre a ciò, dobbiamo tenere in conto le lavorazioni, che alzeranno il prezzo finale a seconda della loro complessità.

Ma cosa intendiamo per lavorazione complessa? Ci riferiamo alle parti in soffietto di pelle, che servono per avere una migliore mobilità, alla presenza di placche di protezione esterne, alle applicazioni dei Kevlar Stretch, solo per fare qualche esempio.

In breve, il consiglio che intendo dare, nel caso si voglia acquistare una tuta in pelle, è di rivolgersi a un punto vendita affidabile fornito di personale qualificato che sia in grado di proporvi una tuta che vi soddisfi tanto dal punto di vista estetico quanto dal punto di vista qualitativo.